TEOEDUCANDO. GIULIANO BELLOMO. Il P. Bellomo era un salesiano che credeva ed amava. Credeva in Colui che lo aveva chiamato alla vita. Durante i suoi ultimi anni diede a se stesso l’opportunità di abbandonare intensamente tutto nelle mani del Padre e nella maternità di Maria Ausiliatrice.
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P. GIULIANO BELLOMO. 01

TEOEDUCANDO. GIULIANO BELLOMO. TEOLOGIA SALESIANA

GIULIANO BELLOMO: Cuore barese.

Fare memoria di un nostro fratello che ha celebrato la Pasqua in Cristo ci pone in sintonia con il cammino tracciato da Gesù nel Vangelo, quando dice: “Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno” (Gv.11,25-26).

La Vita che supera la morte è comprensibile solo se esiste l’Amore che supera ogni confine ed isolamento, fino a infrangersi oltre i limiti del tempo e dello spazio. Il senso profondo di ogni salesiano si spiega solo se c’è Dio (Io sono), che uscendo dalla sua “lontananza” si è fatto prossimo a ciascuno di noi, per entrare nelle nostre vite come pellegrino ed attraversare con ciascuno le tenebre del temporale fino a giungere alle porte dell’eternità (La Resurrezione).

MISSIONARIO

Il P. Bellomo era un salesiano che credeva ed amava. Credeva in Colui che lo aveva chiamato alla vita. Durante i suoi ultimi anni diede a se stesso l’opportunità di abbandonare intensamente tutto nelle mani del Padre e nella maternità di Maria Ausiliatrice: la sofferenza della sua malattia, la distanza dalla sua amata Bolivia, la mancanza della diocesi di Sant’Ignazio di Velasco e quello che riusciva a fatica a fare nella sua natia Bari, della quale parlava sempre con commozione.

Camminava a fatica e si stancava con facilità, ma non si permetteva mai di sostare a lungo nella sua stanza. Usciva presto per celebrare la messa per le nostre sorelle, andava a prendere alla stazione coloro che gli recavano visita, non si assentava mai dalla preghiera, né dai momenti di vita comunitaria, collaborava con l’economo, celebrava l’Eucarestia in Parrocchia, confessava, visitava la sua famiglia e aiutava sua sorella Flora a fare la spesa, leggeva, telefonava, visitava e incontrava i benefattori, continuava a pensare al bene dei giovani senza lamentarsi come lo stesso Don Bosco faceva.

La malattia lo aveva fortificato spiritualmente. Morì lavorando per il regno dei Cieli, offrendo il suo ultimo respiro per i ragazzi, donando così gloria alla Congregazione Salesiana.

Nello scrivere la sua vita, e come il Signore Gesù lo guidò nella sua missione, constatiamo la grandezza e la ricchezza della vocazione Salesiana e quanto Dio continui ad amare l’opera di Don Bosco per continuare a superare ogni spazio e ogni tempo attraverso ogni Salesiano che dona la sua vita per i giovani. Rendiamo grazie a Dio per la sua dedizione al Vangelo e per la sua testimonianza di vita tra di noi al servizio dei giovani.

VERSO LA PASQUA DI CRISTO

Dal 12 al 15 di Settembre del 2012, la comunità Salesiana di Muyurina (ultima comunità religiosa dove Giuliano risiedette in Bolivia) riceveva la visita di animazione di P. Cristobal López, ispettore.

Il giorno 13, al termine della preghiera dei vespri, i Salesiani uscivamo dalla cappella verso la sala da pranzo, P. Giuliano accusò un forte dolore alla schiena che gli impediva di camminare un dolore diverso da altri che aveva già sperimentato, alludendo così ad un problema alla spina dorsale.

Quel giorno chiamò un amico medico in Italia che gli consigliò di fare degli esami specifici non appena avesse potuto viaggiare. Dopo esser tornato dalla cena alla sala della comunità per seguire i telegiornali nazionali, P. Giuliano rivolse una frase a P. Arcángel Calovi, la quale si rivelò profetica: “credo che stia iniziando l’ultima tappa del mio cammino”. Non si sbagliava.

Dopo che gli fu scoperto successivamente un cancro aggressivo, confermato in Italia, Don Giuliano iniziava una lotta per la vita e una lunga preparazione al Paradiso promesso da Don Bosco dopo una vita salesiana molto significativa di cui di seguito descriviamo i tratti fondamentali grazie alla testimonianza dei suoi fratelli Salesiani e alla testimonianza di se stesso, dato che, già malato nella natia Bari, stava scrivendo la propria biografia spirituale in preparazione ai cinquant’anni di sacerdozio che sperava di celebrare, infatti era stato ordinato sacerdote il 25 Marzo del 1972.

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